



Ma,soprattutto al dipinto sulla cura ella pazzia, questo qui:
Pensiai anche ai matti usciti dal manicomio. Quel pigiama adesso mi sembrava una camicia di forza. Prima di farmi entrare nella casa della strega Manc’ ‘e cane (era questo il suo nome)affinché potessi aspettare l’indomani e attardarmi con i Nuovi Grandi Viaggiatori che sarebbero giunti il giorno dopo, mi disse che se avessi voluto attraversare il cancello avrei dovuto –come si conviene in tutti gli incubi- risolvere un enigma.Sudai freddo. Mi erano giunte voci di viaggiatori giunti a quella casa e scomparsi nel nulla.
Il custode, frullando le ali e con un fischio balbuziente, disse:”Vesuvio. Cosa manca?”.
“Il fuoco” –risposi- “infatti è un vulcano spento”.
“Sbagliato – rispose, mentre lo sciame di lucciole spente danzava intorno al suo naso-. Ti do un’altra possiblità”.
Gli chiesi se potessi chiedere aiuto, perché in fondo ero nuovo del posto, magari a Guido Oldani, che tanto quello sa tutto, o a Vittorio Cozzoli, che è un dantista e di enigma ne capisce.
Forse avrebbe potuto aiutarmi anche Carlo Conti o Paola Santucci, tutti chiarissimi prof,,
e perché no Lamberto Correggiari. Tanto, se anche loro avessero fallito la prova, dopo avrei potuto evitare il suicidio.
Il giorno dopo, tutti rimasero in silenzio. Anzi, tutti diedero la mia stessa domanda.
Per prendere tempo dissi al custode che cosa avremmo avuto in cambio se avessimo indovinato. Ci confidò che se qualcuno avesse indovinato, lui si sarebbe pietrificato e tutti
al allora in poi sarebbero potuti liberamente venire al fiume di pietra perché sul posto gravava, grigia come la lava, un antico sortilegio.
Un camper si fermò vicino a noi. Scese un signore sui quarant’anni e tirò fuori dal bagagliaio una congerie di giochi: trottole, domino, lippa, girandole…Forse era l’avangardia di qualche circo. Disperato, chiedemo a lui se sapesse dirci cosa mancasse a “Vesuvio”.
Sorridendo, rispose:”Ma è evidente..”
“Come sarebbe a dire che è evidente?”.
“Ciò che è evidente per la mnte di un bambino è nascosto per voi. Non sapete, ad esempio, che custode deriva da akyo, che significa ascolto? E voi sareste poeti e pittori e non sapete giocare con le paole? Il custode di gesso del fiume di pietra sapeva che costui (indicando me) dice di essere un poeta. E’ allora eviente che l’indovinella ha a che fare con la parola Vesuvio. Cosa mnca,secondo voi, alla parola Vesuvio?”.
Ci guardammo inebetiti. Cosa mancava?
“Ma la lettera a, è chiaro”.
Nel dire questo si aprirono le cateratte di lava del sottosuolo e il custode fu inghiottito.
Di lui ci rimane una padellina e una steletta del pigiama a righe americane. Dal fiume di pietra vesuviano è finito allo Spoon River. Amen.

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